Si definisce di scambio CMYK uno spazio colore capace di descrivere le cromaticità disponibili nella totalità delle periferiche di stampa per cui, qualora la periferica sia in grado di riprodurre quel colore, non vi sarà perdita di valori L*a*b*. Se, per contro, la periferica scelta per uno stampato, non può riprodurre quella cromaticità penserà il flusso di lavoro a renderlo compatibile entro le possibilità della periferica, ma il file di partenza potrà essere sempre il medesimo consentendo con ciò una semplificazione della progettazione.
Non è una novità: è esattamente quello che avviene con una immagine RGB con la differenza che, a monitor, il Gamut mostrato escluderà quei colori di luce, o additivi, non ottenibili con tecnologie che utilizzano colori indiretti (o sottrattivi) quei colori cioè che i nostri occhi percepiscono come risultato dell’assorbimento che gli inchiostri fanno su alcune lunghezze d’onda della luce riflessa dal foglio e che, strutturalmente, sono molto meno di quelli ottenuti dalla luce mandata direttamente da un monitor.
Dalle immagini qui sotto è facile vedere il taglio cromatico che viene fatto bel passaggio tra RGB e CMYK: nella immagine di sinistra si passa dalla figura esterna a quella interna, mentre in quella di destra dalla figura reticolata esterna a quella solida interna. Si tratta di una riduzione tanto ampia quanto ininfluente sulla cromaticità dell'immagine stampata, in quanto nessuna periferica CMYK sarà in grado di ottenere quei colori: il Gamut eciRGB v2 (quello esterno) vale 1.330.440 ΔE3 mentre il Gamut eciCMYK v2 (quello interno) è molto più piccolo e vale 585.730 ΔE3 (PSO Coated v3, ovvero la stampa offset su carta patinata vale 386.692 ΔE3, corGae_IndS2_SFS_M1_v1, ovvero la nostra Indigo, vale 427.352 ΔE3 sempre su carta patinata).

Da sempre sosteniamo che per la stampa Indigo le immagini dovrebbero essere lasciate in RGB e, dovendo utilizzare un profilo, meglio eciRGB v2 piuttosto che il più noto AdobeRGB 1998 per quanto discusso nel capitolo “C'è un profilo RGB migliore di un altro?” in questa pagina. Per i motivi ricordati in quella stessa pagina, sRGB è da escludere.
Se eciCMYK v2 non ha avuto il successo che ci si poteva aspettare è probabilmente perché il vantaggio della visualizzazione più mirata non è particolarmente significativo. Un professionista può ottenere una simulazione molto più precisa con Photoshop attraverso la soft proof, mentre un non professionista potrebbe essere addirittura sviato stante che, comunque, vedrà molti più colori di quelli che in realtà otterrà dallo stampato.
In più un professionista della comunicazione lavorerà sicuramente anche col web, quindi con i monitor, che hanno comunque gamut più ampi e con una forma molto diversa rispetto a eciCMYK v2. Il che impone di avere un altro spazio colore di scambio che, per essere onnicomprensivo, dovrebbe essere eciRGB v2 (la pratica consiglia di escludere ProPhoto RGB).
Nato nel 2017 come FOGRA53/eciCMYK e aggiornato nel 2020 come FOGRA59/eciCMYK v2 stenta a diffondersi. Si ritiene che i motivi siano i seguenti:
L'aspetto più interessante dell'uso di questo profilo è il mantenimento del canale del nero (in un documento master) verso il quale la fotolito tradizionale ha sviluppato grandi abilità per rendere facilmente stampabili, per esempio, i grigi in quadricromia oppure le immagini di macchinari in acciaio inossidabile.
Purtroppo la conversione da eciCMYK v2 verso un altro profilo, se fatto con Photoshop o software simili di produzione personale, avviene come tutte le conversioni che da 4 canali va ai 3 di L*a*b* e quando si torna in CMYK tutto il lavoro sul canale del nero è irrimediabilmente perso come si vede dall'immagine sottostante.

Nella parte superiore sono mostrati i due canali C e M di una Media Wedge alla quale è stato assegnato eciCMYK v2, mentre sotto abbiamo la stessa Media Wedge dopo conversione in PSO Coated v3: è facile vedere come il canale del nero sia inquinato da C e M (tacche da 16 a 21 della prima fila). Nella immagine sotto sono visibili anche le scritte ottenute in nero ricco CMYK, invisibili sopra in quanto presenti unicamente nel canale del nero che in questa visualizzazione non è mostrato.
In realtà la questione è molto più complessa e parte dalle impostazioni colore e dal flusso attuato nell'ambiente di lavoro. Facciamo qui sotto un esempio pratico che nasce dalla nostra esperienza sugli ambienti di lavoro che convivono in corGae.

Senza entrare nel merito di questi parametri, dei quali gli interessati possono trovare maggiori informazioni in questa pagina e, soprattutto, in quest'altra pagina, disponiamo, attualmente, di 3 ambienti:
Ci concentriamo su quest'ultimo settaggio (non descritto nelle pagine richiamate) dove rileviamo che gli aspetti principali sono:
Per la comprensione di quanto andremo a descrivere abbiamo creato un documento test contenente i seguenti gruppi di elementi:

All'apperenza tutte le Media Wedge sono uguali, ma nel loro intimo abbiamo avuto comportamenti diversi che vedremo meglio analizzando gli output che, in base ai parametri impostati per la generazione del PDF (File → Esporta), saranno diversi.

Le Media Wedge, vettoriali o bitamap, che siano senza profilo o con profilo eci CMYK v2 attribuito, si comportano allo stesso modo: i colori sono rimasti quelli di partenza. Dal che emerge che una immagine fotografica lavorata in post produzione non perderà nulla di quanto fatto dal suo creatore.
La Media Wedge che al caricamento era dichiarata FOGRA51 è stata convertita e quindi un eventuale lavoro di post produzione che, per esempio, avesse voluto mantenere pulito uno specifico canale o si fosse fatto GCR sul nero, è andato perso.
Le conversioni, come previsto, sono state applicate a tutti gli oggetti escluso quello di pari profilo PSO Coated v3. La conversione ha interessato sia le immagini che i vettori, quindi anche il testo che, come si vede dai titoli colorati in CM sono passati da nero 100 a nero ricco.
Da questa immagine si evince che se eciCMYK v2 è utilizzato come master di archiviazione non deve avere oggetti che non siano eciCMYK v2, altrimenti qualsiasi destinazione diversa da quella presente nelle immagini all'interno subirà almeno 2 conversioni. Se poi ci sono immagini con profili diversi è evidente che almeno uno sarà convertito in modo improprio. Con questa affermazione non vorremmo essere fraintesi: una corretta gestione colore le convertirà in modo appropriato (escludendo quanto visto per il canale del nero), ma verrà meno il fine stesso della predisposizione/salvataggio in uno spazio colore che vuole essere di scambio.

Mentre i vettori si comportano in modo corretto, come si vede dalla Media Wedge sotto il titolo PSO Coated v3, le bitmap vengono convertite anche a parità di profilo il che sta a significare che se produciamo immagini per una attesa di stampa e le mettiamo, col loro profilo, in un documento eciCMYK v2 non ci verranno mai restituite come le abbiamo lavorate.
Riferendoci alla immagine con profilo PSO Coated v3 si nota che funziona unicamente per i vettori, quindi non ha nessuna utilità pratica per lo scopo.

Poiché un file con profilo eciCMYK v2 per la sua stessa natura verrà sempre convertito in una attesa di stampa si potrebbe dedurre, da quanto visto fin qui, che la tecnologia non ha senso pratico in quanto saremo sempre costretti a subire la conversione del canale del nero.
In realtà nei Rip le conversioni avvengo via device link che è in grado di salvaguardare il canale del nero (come qualsiasi altro canale se opportunamente istruito) e, con esso, tutto l'eventuale lavoro di fotolito.
Dal che si evince che l'unica modalità per utilizzare gli spazi colore di scambio CMYK è creare documenti con immagini post prodotte in eciCMYK v2 (che potranno anche non avere il profilo incorporato in quanto prenderanno l'intent output eciCMYK v2), oppure lavorate con il profilo eciCMYK v2 che sarà incorporato, oltre, naturalmente le immagini RGB. Rispetto a quest'ultima affermazione ha senso lavorare in uno spazio colore di scambio CMYK se le immagini RGB non sono la regola.
La tecnica può arrivare laddove la prassi spesso non arriva, semplicemente per mancanza di conoscenza. Se quanto appena scritto propenderebbe verso la diffusione di questo profilo, la realtà sarà diversa per tanto tempo ancora. Già stenta a passare il concetto di lasciare in RGB le immagini che dovranno andare in stampa. E poi abbiamo visto che non basta lasciare genericamente l'immagine in RGB: è altrettanto importante scegliere il profilo adatto in post-produzione.
Oggi poi, che Canva sta conquistando spazi importanti, tutti i nostri discorsi lasciano il tempo che trovano. Al momento (agosto 2026) quel software dimostra di non aver nessuna attenzione al colore tanto che qualsiasi intervento di sistemazione cromatica è sempre problematico. Visto che questo software pare destinato ad avere grande successo e rubare spazi agli altri tradizionali, dobbiamo augurarci che cresca in gestione colore altrimenti dovremo "mandare alle ortiche" questo immenso patrimonio creatosi nei decenni.