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FOGRA 51 è più grande o più piccolo di FOGRA39?

Da tempo andiamo scrivendo che FOGRA51 è più piccolo di FOGRA39. La nostra fonte, che è ColorThink, sostiene che FOGRA51 è 386.692 ΔE mentre FOGRA39 è 402.279 ΔE, 3,8% di differenza. Non ci eravamo però mai posto il problema del perché di questa differenza che stride con la teoria che vorrebbe il contrario.

In effetti la stampa in FOGRA51 è fatta con gli stessi inchiostri e, sostanzialmente, sulla stessa carta e con lo stesso tipo di tecnologia di FOGRA39 che è l'offset. Dal che si può dedurre che l'unica differenza dovrebbe essere dovuta al fatto che la misurazione spettrofotometrica M1 consente a FOGRA51 di aumentare il Gamut misurato.

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SCTV vs Murray-Davies, ovvero addio alle TVI?

Abbiamo già trattato di questo argomento nella sezione colore del blog nell'articolo SCTV per uniformare la risposta dei colori Spot in stampa dove abbiamo spiegato che attraverso questa tecnologia è possibile uniformare la risposta in stampa al risultato atteso che potrebbe essere, per esempio, ciò che abbiamo progettato e visto in Photoshop o in Illustrator. Prima dell'avvento di questa formula non era possibile ottenere una stampa coerente col monitor. La tecnologia, che lavora in colorimetria, può tranquillamente essere utilizzata anche per i colori di quadricromia. Per sincerarcene abbiamo fatto una sperimentazione sul FOGRA51, sul FOGRA52 e sulla nostra Additional Printing Condition per carta uso mano. I risultati sono molto interessanti.

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Ottenere grigi neutri FOGRA51 e FOGRA52 in Photoshop

Abbiamo descritto in questa pagina quanto sia difficile definire una terna CMY se non si hanno sofisticati software di gestione colore e una caratterizzazione specifica di un supporto. Abbiamo però anche spiegato in quest'altra pagina che è possibile fare un controllo accurato della propria macchina da stampa senza nessuna particolare attrezzatura.

Qui diamo le istruzioni per ottenere i grigi neutri FOGRA51 e FOGRA52 in CMY utilizzando semplicemente i profili FOGRA51_CMY.icc e FOGRA52_CMY.icc che potete scaricare gratuitamente da qui.

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Preparare una grafica con il colore bianco

Il bianco è un colore anomalo: esiste sempre in una stampa fatta su un supporto chiaro tanto che la carta viene definita come 5° colore. È invece un vero e proprio colore se si stampa su un supporto trasparente oppure molto scuro sul quale gli inchiostri semitrasparenti CMYK non sono in grado di mostrare le loro caratteristiche cromatiche. Il fatto che sia opaco, se stampato "sotto", consente di creare un "nuovo substrato" sul quale i colori tornano a mostrarsi correttamente.

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Le impostazioni colore della Creative Suite/Cloud

Ne abbiamo già parlato in questa pagina, ma in quella occasione abbiamo accennato solo fuggevolmente alle domande che la Creative Suite/Cloud pone all'apertura dei file se i profili colore della postazione di lavoro non coincidono con quelli del documento. Vale quindi la pena soffermarsi su queste domande dopo aver spiegato perché si generano in quel modo.

Poiché la CC di Adobe è molto ampia descriveremo quello che succede per InDesign. Gli altri software o si comportano allo stesso modo o, se non proprio coì, certamente con la stessa logica.

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Punto di bianco e differenze nei colori

Il punto di bianco del supporto può indurre modifiche sostanziali all'aspetto di una immagine tanto che si può dire, a ragione, che la carta è un quinto colore. Questo aspetto genera dei grossi problemi in fase di verifica di una stampa in quanto non si può confrontare una cromia stampata su un supporto che ha il punto di bianco diverso dalla caratterizzazione di riferimento.

Una soluzione a questa problema ce la fornisce la tecnologia SCCA (Substrate Corrected Colorimetric Aims) sviluppata dal RIT, Rochester Institute of Technology, presa a base dell’allegato B della ISO 12647-2:2013. Con questa funzione è possibile definire il colore atteso se il supporto, purché dello stesso tipo (patinata piuttosto che uso mano) differisce di un ΔE00 non superiore a 5 rispetto al punto di bianco del riferimento.

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Se non è quello giusto, un profilo colore può creare danni

La scena è quella classica di una sala stampa, digitale o offset che sia. Si stanno stampando un certo numero di cataloghi diversi di uno stesso Brand. Stampato il primo, il secondo ha il colore della Brand identity completamente diverso. Panico generale. La prima cosa è andare a vedere i file. I valori della Brand identity del primo file sono C80M29Y0K0, ma maledettamente anche il secondo è C80M29Y0K0. Il panico aumenta: l'impianto non funziona più?

Per verificare si stampa la forma test che, alla vista, sembra buona. La si misura: tutto OK. Sarà stato un problema momentaneo: si ritenta la stampa del secondo catalogo ma non c'è verso il problema permane. Cosa ci sarà di tanto misterioso?

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Convertire per stampare o simulare per vedere?

C'è una notevole confusione al riguardo e i comportamenti non sono sempre i più appropriati. Proviamo a spiegare i meccanismi che stanno alla base di queste azioni in modo da applicare le più appropriate. Come concetto di fondo riteniamo che, laddove c'è una ragionevole certezza che lo stampatore gestisca correttamente il colore, è sempre meglio non convertire, in particolare le immagini RGB. Qualsiasi conversione verso la stampa non potrà che togliere possibilità cromatiche visto che anche il più grande degli spazi colori CMYK è sempre più piccolo di un RGB.

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